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martedì, 27 maggio 2008

Emergenza sicurezza


Oramai non si riesce più a tenere il conto, perché le aggressioni fasciste si susseguono al ritmo di una al giorno. Ormai si vive in un clima da repubblica di Weimar. Solo mele marce, sia ben chiaro, ma ormai stanno cominciando a diventare troppe.

Questa volta il casus belli è l'ignobile “conferenza” organizzata dai fascisti e inopinatamente autorizzata dal preside della facoltà di lettere Pescosolido, evento al quale avrebbe dovuto partecipare l'ex latitante Roberto Fiore, leader dei fascisti di forza nuova. L'argomento era la solita minestra revisionista delle foibe, evento decontestualizzato, ingigantito, ricamato per bene affinché possa fungere da contrappeso alle violenze nazifasciste della seconda guerra mondiale. Un massacro in qualche modo attribuibile ai comunisti che possa fare pari e patta coi campi di concentramento e avvalorare la tesi revisionista dei fascisti: quella fu una sporca guerra con atrocità commesse da ambo le parti, solo che i nazifascisti sono stati i soli a subire la damnatio memoriae perché la storia l'hanno scritta gli altri, i vincitori. Il tutto senza addurre un documento che è uno e senza fare cenno alla politica di italianizzazione forzata dell'Istria nel periodo tra le due guerre, né alle atrocità commesse dalle truppe italiane di occupazione in Slovenia e Montenegro, fatti per i quali la sola Jugoslavia chiese, senza ottenerla, l'estradizione di più di ottocento presunti criminali di guerra italiani.

Se la storia riscritta passa senza problemi sui media di regime, ogni volta che i fascisti tentano di imporla anche altrove la società civile, com'è ovvio, reagisce. Ogni anno, il 10 febbraio, in occasione del cosiddetto “giorno del ricordo” (istituito dal governo Berlusconi affinché potesse pareggiare la Giornata della Memoria, celebrata a livello mondiale neanche due settimane prima, per commemorare le vittime dei campi di sterminio) si rischia la crisi diplomatica con la Croazia che non accetta una simile disinvolta operazione di revisionismo. Quest'anno, a seguito delle proteste dei collettivi studenteschi di sinistra, è saltato il “convegno” organizzato dagli squadristi del cioccoblocco studentesco al teatro Brancaccio presieduto dal piduista Maurizio Costanzo. Per vendicarsi, due del cioccoblocco (un po' troppo vecchi per essere liceali) hanno aggredito Simone, uno studente militante di sinistra e attivista dell'Horus, in due contro uno, armati di tirapugni di metallo, nel quartiere Vigne Nuove.

Nella notte, dopo l'intervento del prorettore Luigi Frati che ha annullato la “conferenza”  alla Sapienza,  i fascisti hanno tappezzato di manifesti via De Lollis, adiacente all'università. In giornata, gli studenti di Lettere hanno tentato di ricoprire i manifesti e sono stati aggrediti da squadracce di incappucciati armati di spranghe, bastoni e cinghie uncinate. Risultato: scontri e feriti da ambo le parti, a dimostrazione che i democratici, in questo paese, rifiutano la violenza, ma quando ci vengono tirati dentro per i capelli, non scappano e reagiscono.

Vediamo se anche questa volta avranno il coraggio di negare il movente politico. Vedremo se pure questa volta si è trattato di balordi qualunque, di “bulli”, di mele marce. Dobbiamo guardarci le spalle più dai romeni o più dai fascisti? I Gasparri, i La Russa, Alemanno e compagnia brutta diranno che la colpa è dei “comunisti” di Lettere; condanneranno la violenza politica “di ogni colore”. Un colpo al cerchio e uno alla botte, come di consueto.

Intanto il prorettore Frati, commentando l'episodio, si è detto più che mai convinto di aver fatto bene a proibire il “convegno”, perché questi fatti confermano che forza nuova è una banda di fascisti violenti che non ha diritto di cittadinanza in un tempio del sapere come la facoltà di Lettere della Sapienza; all'ingresso della quale, è bene ricordarlo, una lapide segna il punto in cui 42 anni fa lo studente Paolo Rossi fu assassinato dai fascisti. Mele marce, ovviamente.

postato da: antifascio alle ore 15:44 | link | commenti (24)
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lunedì, 26 maggio 2008

Mele marce



Prosegue ininterrotto lo stillicidio di raid e aggressioni nazifasciste , soprattutto in quel di Roma, facendo registrare un'impennata dopo la vittoria del cosiddetto popolo della libertà su cauzione alle ultime elezioni.

Quella specie di Esercito della Salvezza che è la galassia neofascista italiana non riesce più a tenere a freno le cosiddette mele marce, quelli cioè che, contravvenendo agli ideali di Pace e Fratellanza universali da sempre predicati dai nazisti di ogni dove, si abbandonano a violenze indiscriminate contro chiunque sia minimamente diverso da loro.

Dopo il raid squadrista al circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, avvenuto nel periodo tra il primo turno e i ballottaggi delle amministrative e pietosamente liquidato in tre secondi dalle tv di regime, dopo l'omicidio di Verona (sparito dai notiziari, al contrario del delitto di Cogne), ecco altri due inquietanti episodi, ambedue verificatisi a Roma.

Nella giornata di sabato 24 maggio, al quartiere Pigneto, venti nazisti armati di bastoni sono penetrati in un negozio di alimentari gestito da un extracomunitario regolare, residente da quindici anni in Italia, e l'hanno devastato. Più inquietante del fatto in sé è la ricostruzione della polizia, che ha buttato lì la solita frase fatta: l'aggressione non ha matrice politica “ma è piuttosto un gesto sintomo di una forte intolleranza e insofferenza”. Alla base di tutto ci sarebbe un diverbio per questioni di soldi tra un certo Mustafà ed un cinquantenne italiano. Per una pura casualità, forse seguendo gli ultimi dettami del prêt-à-porter primavera-estate 2008, i venti aggressori si sono presentati tutti col volto coperto da una frizzante bandana con sopra una svastica. E che è? Adesso solo perché venti giovani fuori di testa si vestono da nazisti, parlano da nazisti e agiscono da nazisti, sprangando qualche negro, li vogliamo classificare frettolosamente come nazisti? Bastano poche mele marce ad infangare il nome di tanti ragazzi per bene che da anni si battono per il mutuo sociale? No! Questi sono solo gesti sintomo di forte intolleranza, "alimentati dalle illegalità commesse dai clandestini"  (Maroni dixit). Non siamo noi che siamo i razzisti, sono loro che sono bingo-bongo. Nazisti santi subito, dunque, mentre per un rumeno che delinque è logico che ne periscano cento incensurati.

Neanche il tempo di negare la matrice politica che ecco, un'altra squadraccia di mele marce aggredisce nella notte il conduttore di punta del portale deegay.it, colpevole di essere omosessuale, o meglio frocio, e di generare dunque una forte intolleranza nei giovani romani cattolicissimi. Perché adesso non si può più nemmeno sprangare un ricchione? Così mentre noi lasciamo che i nostri giovani diventino culattoni, gli extracomunitari fanno figli a carriolate e ben presto ci cacceranno. Fortuna che ci sono i fascisti a garantire l'ordine e la purezza della razza. 

Ieri sul luogo dell'aggressione al Pigneto è arrivato Alemanno. Quando delinque un rumeno arriva subito, quando ci sono di mezzo i fascisti se la prende comoda. Si sa, lui non ha avuto alcun ruolo nel innescare questo clima di odio ed intolleranza verso gli immigrati e i finocchi. Già che c'era, ha visitato il quartiere e magari, come ha annunciato, ha scelto proprio lì la via da intitolare a Giorgio Almirante: un sant'uomo da prendere ad esempio.

postato da: antifascio alle ore 17:02 | link | commenti (38)
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lunedì, 05 maggio 2008

COME VOLEVASI DIMOSTRARE

 

Sono italianissimi. Sono di buona famiglia. Sono nazisti. Sono ricercati per quello che tutt’ora è il tentato (speriamo rimanga tale) omicidio di Nicola Tommasoli,  il ragazzo di 29 anni ridotto in fin di vita a Verona la sera del 1 maggio per ESSERSI RIFIUTATO DI OFFRIRE UNA SIGARETTA!

Uno di loro ha confessato: è un ultrà nazista di diciannove anni. Uno che va al liceo classico,  ha provato a buttare lì il suo avvocato, come se questo cambiasse qualcosa.

Il giovane fa parte di un gruppo, vicino al veneto fronte skinhead, che si è reso protagonista,  tra il 2006 e il 2007,  di almeno una dozzina di aggressioni in città:

“Uno delle loro attività principali è «la caccia al diverso». È infatti emerso che le vittime della banda non erano solo extracomunitari ma tutti coloro che in qualche modo venivano visti come non omologabili con le loro idee. A conferma di ciò, le indagini avevano consentito di accertare violenze nei confronti di un giovane che indossava una felpa del Lecce e di due ragazzi appartenenti al centro sociale Chimica, aggrediti a colpi di spranga. Ancora, la banda sarebbe stata responsabile di un'aggressione ad un giovane seduto sulle scalinate di piazza Erbe, colpevole di danneggiare l'immagine di Verona «città di classe” (L’Unità on-line)

Hanno impostato tutta la campagna elettorale sulla “sicurezza”. Lo staff di Alemanno telefonava alle elettrici e,  se queste si dichiaravano per Rutelli, le incalzava aggiungendo: “ma come,  non ha paura di essere violentata?” È tutta colpa degli extra comunitari” avevano detto; “è tutta colpa della sinistra buonista che li ha fatti entrare” avevano precisato. Delle violenze fasciste non si parlava. Nemmeno una parola sulle aggressioni squadriste del famigerato Cioccoblocco studentesco che, capeggiato da nazisti adulti, fa proselitismo nelle scuole a suon di pestaggi e intimidazioni. Il recentissimo raid fascista al circolo di cultura omosessuale Mario Mieli derubricato a goliardata: so’ragazzi! Le braccia tese per Alemanno al Campidoglio,  il grido “duce, duce!” nei caroselli dei tassisti romani, lo sfregio alla lapide delle Fosse Ardeatine, tutte bazzecole rispetto alla feroce e dilagante ondata di violenza degli extracomunitari, degli zingari, dei “bingo-bongo”.

Per fortuna però, adesso hanno vinto loro. Adesso cacciano tutti. L’Italia agli italiani! Noi, invece, lo sappiamo chi sono i veri violenti; noi, molto più modestamente, prevedevamo un’ondata di crimini a sfondo xenofobo di stampo fascista, legittimati dalla situazione di tensione creata ad arte dai media della destra e scopo elettorale. Purtroppo avevamo ragione. Chissà se i genitori del povero Nicola saranno consolati dal fatto che a ridurre il figlio in quelle condizioni è stata una banda di padani doc, con tanto di ray-ban e scarpette della Etnies. Almeno i criminali stranieri li puoi accompagnare alla frontiera; questi invece dove li porti? Noi un’idea ce l’avremmo: in galera (possibilmente in cella con diversi omaccioni di colore, gay e di religione islamica, meglio se superdotati) per il resto della loro vita, a meditare sulla loro idiozia.

postato da: antifascio alle ore 10:34 | link | commenti (29)
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