Il villaggio di Asterix.

Non ce l'hanno fatta.
"Non succede che non succede, ma se succede..." recitava un banner sul loro sito.
Ebbene, non è successo.
La lista chiavica Sciolgo Tivoli non becca neanche un seggio. Gli in-camerati hanno fallito il tentativo di campare a spese dello stato pure loro. Dovranno trovarsi un lavoro vero.
Non ha successo il tentativo estremo del candidato sindaco del popolo della libertà vigilata Napoleoni, il quale ha raschiato la parte destra del barile elettorale, prendendo a noleggio, per l'occasione, i nazisti dichiarati della comunità millantante tiburtina; Napoleoni, ennesima ipostasi locale di Berlusca, uno che non vede l'ora di invecchiare per farsi il lifting, dovrà aspettare cinque anni prima di riprovare ad accedere pure lui alla tavola imbandita degli appalti e dei lavori pubblici, già da due lustri in mano alla sinistra.
Non ce la fa neanche Ettore Sacra Famiglia Tirrò, quello che si è fatto fotografare per i manifesti con la camicia nera e l'espressione mistica da pastorello di Fatima.
Intendiamoci, quanto accaduto a Tivoli non rivela altro che il prevalere, almeno a livello locale, delle logiche clientelari sull'ubriacatura berlusconiana; le amministrative, è risaputo, sono il regno del "tengo famiglia".
La banda Vincenzi non sarà il massimo, ma un assessore nazista non ce lo meritavamo! Tra la padella e la brace, preferisco comunque la padella. Tra il PD e la PDue scelgo il primo, per non dover ricorrere, un domani, alla P38. Turandoci il naso, e diversi altri orifizi che non conviene nominare, li abbiamo votati anche stavolta: ma gliela faremo pagare, come recitava un vecchio slogan.
Napoleoni ha girato la città in lungo e in largo per settimane, scortato da decurie di pretoriani nazisti che cercava di spacciare per ragazzi per bene, impegnati nel sociale, moderati, non violenti. Anche domenica, già dalle prime ore, squadracce di in-camerati impettiti presidiavano i seggi, avendo reclutato per l'occasione qualche fichetta pariolina del Café Bon-bon, in cerca di emozioni forti perché a corto di cocaina. Quando entri nella cabina, dopo aver visto un simile spettacolo, anche se sai già come andrà a finire, cerchi disperatamente sulla scheda una falcettina, magari pure senza martello, una Democrazia Proletaria d'annata, un Partito D'Azione, qualcosa che sappia almeno un po' di antifascismo. Non lo trovi, e fai una croce senza guardare su quello che pensi ci si avvicini di più. E' come quando da ragazzino prometti a te stesso che non ti farai mai più una sega e poi ci ricaschi puntualmente.
Però poi ti svegli e l'Italia è di Berlusconi, il duce-in-nuce, col suo carrozzone di nani e ballerine, bancarottieri, mafiosi, bancarottieri mafiosi. E allora perfino Giuseppe Baisi ti sembra bello come Richard Gere.
Oggi sono io che scelgo Tivoli.
