
COME PROMESSO NEI PRECEDENTI POST ECCO IN ESCLUSIVA PER VOI LA PRIMA PARTE DELLO STUDIO SUL "FASCIUS TIBURTINUS".
A cura dell' ANTROPOLOGO ANTIFASCISTA.
Proprio mentre la Moratti si accinge a cancellare il darwinismo dai libri di scuola, esso trova una conferma indiretta nella zona tiburtina. Il fatto che la specie umana si sia da tempo sottratta alla selezione naturale e che praticamente tutti i suoi membri abbiano accesso alla riproduzione, sta infatti determinando una devoluzione, un’evoluzione a ritroso verso la scimmia: ciò ha causato la comparsa di una nuova specie di primate antropomorfo, endemico della zona di Tivoli dalla quale prende nome, il fascius tiburtinus.
I fasci vivono in branco e, per quanto alcuni esemplari abbiano aspetto minaccioso, non vengono visti mai girare da soli; nonostante questa forma di socialità obbligata, essi non possiedono una forma di linguaggio articolato ma si esprimono per slogan e frasi fatte; il fascio, per sopravvivere aggredisce giovani compagni, omosessuali, punkabestia, barboni, no-global, avendo cura, da cacciatore di razza, di selezionare gli elementi più deboli ed indifesi di tali gruppi e di colpirli quando si allontanano dal grosso dei loro simili; da un’osservazione sommaria, si evince come esso, sebbene non sia in grado di fabbricare utensili, si serva di alcuni rozzi strumenti, come il manganello o la mazza, che evidentemente reperisce in giro per la città. Soltanto alcuni esemplari sono stati visti servirsi di armi da taglio ma è dimostrato che si tratta di individui isolati e solo occasionalmente aggregati al branco principale. Sebbene sia bipede e riesca a mantenere la stazione eretta, il fascius si sposta col noto passo dell’oca, non perché l’abbia mutuato dai nazisti ma in quanto il suo cervello, per dimensione, funzioni e capacità di elaborazione, ed il suo DNA in generale pare siano molto simile a quelli del simpatico pennuto da cortile; se l’abuso di alcol e varie altre sostanze stupefacenti, particolarmente diffuso specie trai membri anziani del branco, non ne danneggiasse inevitabilmente il fegato, si potrebbe allevarne alcuni in cattività rimpinzandoli di granaglie per ottenere dell’ottimo foie gras!
Il fascius marca quello che crede sia il suo territorio impregnandolo con la propria caratteristica, pungente puzza di merda: qualora intenda lasciare una traccia meno transitoria, si affida a rozzi graffiti nei quali tenta, con scarso successo, di riprodurre un idioma prossimo all’italiano non riuscendo ad evitare mostruosi errori d’ortografia. Qualche esempio: per il Lecce ai tanto gioito che il destino beffardo t’à punito (rivolta ai laziali, giugno ’99), ne USA ne Saddam, (quattro parole, di cui un acronimo ed un nome proprio, con ben due errori!). Badate bene: non si tratta di analfabetismo di ritorno perché essi non hanno mai fatto l’andata, cioè a leggere e scrivere non hanno imparato mai...
CONTINUA...
